WORK.LAB

RELATIONAL LANDSCAPE installazione a cura di BIANCO-VALENTE (Italia)
con Pietro Alex Marra, Marzia Avallone, Enrico Bari, Claire Bosi, Giulia Casula, Samuele Cherubini, Francesco Di Tillo, Raffaele Nesci, Carmelo Nesci, Stefania Palmieri, Angelica Porrari, Fabio Romano, Alia Scalvini, Deborah Santamaria, Virginia Zanetti.

BIANCO-VALENTE presentano nella cornice di roBOt03 una installazione ambientale, frutto di un lavoro laboratoriale con giovani artisti e studenti di Belle Arti. Campo d'azione privilegiato del laboratorio di Bianco-Valente sarà la città, come scenario nel quale si creano relazioni fra le persone e fra le persone e gli eventi. Il workshop, tenuto tra il 7 e l’11 settembre con base operativa negli spazi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, si situa all’interno del progetto work.lab, laboratori di ricerca e di sperimentazione espressiva basati sul concetto di esperienza condivisa e di confronto generazionale, dove artisti di fama internazionale sono invitati a realizzare un progetto con il coinvolgimento di giovani creativi emergenti.

Il duo di artisti, attivi dal 1994, predilige l’uso di media digitali con cui coinvolgere gli spazi in senso installativo, creando opere non semplicemente da vedere ma da esplorare sinesteticamente, con cui interagire nel pieno di stimolazioni sensoriali e cognitive. Tema centrale del loro progetto artistico è la diade corpo-mente e la relazione tra la sfera naturale e quella artificiale. In quest’ottica indagano i fenomeni legati alla percezione e i processi psico-cerebrali che regolano il rapporto tra il soggetto e la realtà esterna. Negli ultimi anni la loro ricerca ha approfondito l’idea di rete e la dimensione del viaggio, con l’emergere di un piano relazionale in cui i fenomeni fisici risultano strettamente interconnessi con quelli psichici. In questa prospettiva, dal 2001, il duo porta avanti il progetto RSM, svolgendo spostamenti geografici intercontinentali in base a complesse coincidenze astrali, creando in questo modo complesse rifrazioni tra schemi e mappe di natura eterogenea, tra quadri celesti e percorsi terrestri, tra elettromagnetismo e biologia, sottolineando una condizione fondamentale dell’era post-elettronica, in cui tutto è in rete con tutto. L’idea di interconnessione ritorna in molti lavori, tra cui The effort to recompose my complexity del 2008, a sottolineare l’inesauribile possibilità di moltiplicare le strade, le traiettorie, le scelte, e con queste il continuo movimento dei rapporti di senso all’interno di un’esperienza caratterizzata dal nomadismo pratico e concettuale, dalla simultaneità e da una sostanziale ipertestualità con cui in ultimo si esprime la continua ridefinizione della propria identità.

www.dejavu-bo.it
Senza Titolo