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REKAL: roBOt Paths #2 – Andy Stott

REKAL parla di cose già successe. Uno sfasamento temporale: ancora presto perché siano storia vecchia, non abbastanza da rientrare nella stretta attualità. Ricordiamo per voi, come nel racconto di Philip Dick (nome che ricorrerà spesso qui, mente in fiamme che ha visto troppo, troppo in fretta, per non bruciarsi prima del tempo – quale che sia, il tempo). Istantanee per chi non c’era, per chi avrebbe voluto esserci, per chi alla prossima ci sarà. Si parte con Andy Stott a meno di un mese dopo.

roBOt Paths#2 riprende il discorso da dove l’aveva lasciato (novembre 2014, TPO, Ben Frost): stessa location, stesse vibrazioni. La stagione agevola (clima, ore di luce), ancora non per molto: sono gli ultimi fuochi, ma al contrario. 50 sfumature di grigio, se a “50” si sostituisce il simbolo dell’infinito e a “grigio” un termine che incorpori buio e ghiaccio e visioni che assordano e lasciarsi possedere dal ritmo, tutto insieme, in dosi da stordire Albert Hofmann. Nessun libro a fare da gancio, la colonna sonora in ogni caso è migliore qui.

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AC 2

roBOt Festival ospite a Mannheim

B-seite e roBOt Festival, partner nel network internazionale AV Node, presentano al Altefeuerwache di Mannheim tre performance audio video. Di prima qualità: SPIRE feat. Carlotta Piccinini, Godblesscomputers + Piier e gli Δfter Crash (accompagnati dal live video di Enrico Galli). Direttamente da Bologna.

Equinozio di primavera: nella serata di sabato 21 marzo il B-seite, in collaborazione con roBOt Festival, proporrà al proprio pubblico un evento completamente dedicato alla creatività made in Bologna, in cui musica dal vivo e video andranno a formare, fondendosi, una miscela unica di suoni e immagini  – caratteristica tipica delle produzioni “nostrane” – per rapire i partecipanti in un viaggio mozzafiato nelle miriadi di possibili contaminazioni fra i due generi artistici.

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ghostpoet

GHOSTPOET

Il terzo capitolo di roBOt Paths porta in Italia Ghostpoet in data unica e racconta la sinergia con Dancity Festival: rette parallele che arrivano a incrociarsi, questione di affinità elettive.
Per chi ancora non, Ghostpoet for dummies.

Il “poet” nella ragione sociale ha creato non pochi fraintendimenti: in realtà a Obaro Ejimiwe – trentadue anni, londinese, una vaga somiglianza con Spike Lee – di poesia e annessi & connessi interessa poco (o meglio, mai si è posto il problema). Nessun dubbio invece sul “ghost”, riflesso e proiezione della natura sostanzialmente ectoplasmatica della sua musica: il riscontro è immediato, bastano un paio di orecchie funzionanti. Atmosfere fumose, sfaldate, da jazz club periferico popolato da strani soggetti, ognuno perso nel suo trip; la visione d’insieme il ritratto di una stasi innaturale, come nei quadri di Hopper. Sopra un tappeto sonoro in costante evoluzione e continuo mutamento, panorama psichico che trascende qualsiasi genere e può solo dirsi notturno, si staglia un flow opaco, torbido, ipnotico, che restituisce moltiplicato alla N il senso dei termini Ghost e Poet saldati insieme.

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ROBOT BLOG – IL COSA, IL COME, IL PERCHÉ

In parallelo al lancio della terza fase di roBOt Paths (qui per ora gli estremi: 18 aprile, TPO, Ghostpoet in data unica), parte il blog di roBOt. Non soltanto un’ulteriore emanazione da affiancare agli altri canali promozionali interconnessi alla faccenda, non soltanto un contenitore di informazioni legate al festival e a tutto quello che al festival sta dietro, non soltanto un modo per restare sul pezzo e mantenere viva la bestia anche nei momenti di fisiologica stasi, non soltanto uno strumento per chi volesse sapere di più su chi al roBOt è passato o passerà. Tutto questo e molto altro ancora (come si dice in altri contesti, spesso in pilota automatico, per far salire le aspettative, spesso malriposte).

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