DANIELE BALDELLIIT

Nessuno più di Daniele Baldelli incarna l’era aurea della disco in Italia, intesa come genere tanto quanto come posto fisico; quando l’Italia dettava legge in entrambi, quando il concetto di “locale” implicava architetture maestose, strutture imponenti, destabilizzanti, una serie di clash celestiali tra Frank Lloyd Wright, Frank Gehry ed Escher, posti che sapevano diventare cattedrali. Inizia alla Baia degli Angeli di Gabicce a fine anni ’70, letteralmente a due passi da Cattolica dove è nato e vive; esplode poi al Cosmic, sulle rive del Lago di Garda, plasmandone l’identità, portando la musica da ballo a un livello che da allora in poi, a parte l’originale, conosce solo pallidi tentativi di imitazione. Un pianeta di cui Baldelli è unico artefice, dove la musica non conosce steccati o divisioni di sorta, il tempo perde di sesto, diventa una variabile priva di significato, il suono un fluire unico senza barriere né confini. Con Baldelli ai controlli è ancora così: kraut rock, world music, free form, dance, dischi fatti girare alla velocità sbagliata per plasmare un viaggio solo suo per cui è stata coniata la definizione “cosmic sound”, perché non assomiglia a nessun altro, a nient’altro. Lui ha cambiato la storia.